La scuola è “FINITA”


LA SCUOLA  E’ “ FINITA “ index.jpg scuola

Finalmente si è concluso un altro anno scolastico e tirando le somme, cosa si è evidenziato? Ovviamente i soliti problemi.
Cambiano i governi, cambiano i ministri, ma siamo sempre alla solita solfa, la situazione è quella di sempre. Nulla cambia ma tutto si trasforma . La prima ad aver subito questa trasformazione è proprio la scuola. Proprio quella scuola che per anni è stata il vanto della nostra pubblica amministrazione e fucina di grandi talenti letterari .Oggi vive una situazione che la vede completamente allo sbando   piena di contraddizioni e false speranze , incentrata su un permissivismo educativo che ha portato ad un lento declino della cultura. . Questa superficialità ha inevitabilmente portato all’ insorgenza di fattori negativi ,culturali e comportamentali  come l’esaltazione dell’ astratto invece che del concreto, del generico anzichè lo specifico, dell’apparente piuttosto chè all’evidente,ecc. Credevamo di aver toccato il fondo con la ministra Mariastella Gelmini, ma invece il successivo ministro Profumo non fu da meno. Il sistema adoperato era quello di fornire a scuole vecchie e fatiscenti dei  macchinari all’ avanguardia come l’utilizzo della LIM, lavagna interattiva  multimediale. Siamo sull’ orlo del ridicolo è come se la FIAT per poter incrementare le sue entrate, decidesse  di fabbricare un nuovo modello di automobile sostituendo alla vecchia linea di carrozzeria della FIAT 126,  con una nuova linea, quella della famosa ed intramontabile  “Ferrari testa rossa” per poi così trasformata farla partecipare ai grandi saloni espositivi.
Come puo’ una  tecnologia così all’ avanguardia e rivoluzionaria trasformare una situazione gia’ allo sbando? Tanto piu’ che queste lavagne per un corretto funzionamento, necessitano di luoghi compatibili ed adatti. Per dargli una sistemazione ,molte scuole hanno dovuto improvvisare delle aule completamente inadatte e con gravissime problematiche di infiltrazioni di acque piovane o ancor peggio gravi carenze strutturali o di inadeguatezza della messa a norma dell’ impianto elettrico. Per quale motivo si preferisce fare una spesa così enorme e non si preferisce modernizzare o meglio mettere a norma le strutture? Perchè si deve basare il tutto sulla legge dell’ apparenza e non invece sulle basi culturali della scuola e sulle infrastrutture?.
In molte scuole vi sono gravi carenze logistiche e di sicurezza: impianti non a norma, infiltrazioni , bagni rotti ,aule fatiscenti ,soppalchi marci ,banchi vecchi,sedie rotte ,ecc .Questa è una scuola da terzo mondo. Di quegli anni d’oro rimangono solo vecchi reperti, come banchi ,  lavagne in pietra nera ,sedie e le famose mappe geografiche e politiche dell’ Italia, dell’Europa e del mondo che ci hanno accompagnato in tutto il nostro percorso scolastico. Di quella scuola che era il fiore all’occhiello del nostro paese , invidiata da tutta l’Europa e promossa dall’ UNESCO ,non è rimasta che soltanto l’ombra. Solo un discorso privatistico e di tagli ha portato allo smantellamento della scuola pubblica  per favorire quella privata sempre più sovvenzionata e privilegiata.
Gli stessi vigili del fuoco ,hanno riscontrato e denunciato  l’ inagibilità di molte  strutture ed in molti casi sono state imposte lavori urgenti .Per non dover interrompere le attività scolastiche e per risparmiare, molti plessi hanno fatto ristrutturazioni solo di facciata. In questi casi sarebbero dovuti intervenire le associazioni dei genitori a denunciare il caso , ma dove non vi è interesse non vi è neanche la volonta’ di far valere i propri diritti.
Le nostre scuole vivono situazioni di degrado da nord a sud ,dalla periferia al centro delle città ed in tutto il territorio nazionale non cambia di tanto la situazione. Addirittura la storia prende risvolti ancor piu’ drammatici e questo lo si puo’ evidenziare specialmente in alcune scuole di periferia chiamate anche ironicamente” scuole di frontiera”. Si possono ancora trovare i cassoni dell’ acqua in eternit (attualmente fuorilegge) ed addirittura in alcuni sottoscala o in magazzini , a causa di vetri rotti, vi trovano riparo  gatti, cani ,topi,uccelli e per chi è piu’ fortunato colombi che facendovi i loro nidi, trasformano questi luoghi di cultura in luoghi di “coltura microbica”. E’ luogo comune che nelle scuole piu’ vecchie non sempre  vi siano le necessarie “vie di fuga”provviste di  scale antincendio esterne ed in molti casi vi sono ancora barriere architettoniche che impediscono ai ragazzi in carrozzina il passaggio e l’accesso in tutti i luoghi del edificio o ancor di più i bagni non a norma, oppure gli ascensori per i carrozzati, per non parlare delle palestre i cui materiali sportivi sono completamente distrutti. I luoghi di ricreazione a causa dell’ incuria  sono veicolo di continui incidenti. A tutto cio’ si potrebbe sopperire fornendo i soldi necessari alla ristrutturazione  di tali  luoghi  abbandonati. Invece no, la scuola ormai in preda ai “tagli”si trova sempre di piu’ priva di quei beni necessari per un corretto svolgimento della normale didattica. Siamo ormai al completo declassamento della nostra scuola. Questo ci pone  ad essere rispetto agli altri paesi ,in una posizione di inferiorità.
Ad avvantaggiarsi di questa situazione è di sicuro la scuola privata che paradossalmente riceve anche i sovvenzionamenti dallo  stato  accentuando ancora di piu’ la competizione tra pubblico e privato ponendo sicuramente quella  pubblica in netto svantaggio rispetto a quello privato .
La cosa piu’ grave in tutta questa storia non è tanto il grado della cultura, ma la salute e l’incolumità del personale docente e non ,ma in particolare dei bambini che per diversi motivi si trovano a dover scegliere tra la scuola statale e la  privata.
A tale proposito i dirigenti scolastici sono stati costretti, causa i pochi fondi ,a dover fare salti mortali per tenere attivi i bilanci. Ciò ha comportato l’insorgenza  di grossi sacrifici che molte  volte hanno inciso su fattori  non trascurabili come la salute ,la sicurezza e l’assistenza ai piu’ bisognosi.
Alcuni dirigenti cercano di barcamenarsi nei meandri dei finanziamenti ottenendo tramite progettazioni improvvisate ciò che necessita per il loro sostentamento e che sono sicuramente  briciole rispetto la reale necessita economica della scuola. Con tali fondi  tentano di  mandare avanti la baracca ,ma in alcuni casi i dirigenti scolastici,cercano  di portare avanti la scuola sfruttando altri tipi di risorse come ad esempio la liquidazione alle scuole del 40% dei fondi annuali per l’assistenza specialistica entro il primo mese dall’inizio dell’attività scolastica. Così facendo i soldi stanziati in progetti ai disabili vanno a favorire altre strategie. A mio avviso è un sistema truffaldino che leva risorse economiche alla disabilita’ per portare avanti tipologie di progetti a loro piu’ redditizie sia per immagine sia per ritorni economici, inoltre  questo sistema serve anche a favorire un aumento di  iscrizioni scolastiche per gli anni successivi.
Ma come mai nessuno ne parla? Perchè non vi sono denunce al riguardo? In questo sistema di chi sono le responsabilità? Vi è un tacito  consenso dei vertici della scuola ,oppure vi è un arbitrio nel perpetuarlo?
Attualmente le scuole avrebbero potuto mettere un velo di trasparenza e regolarità nello svolgimento delle scelte progettuali. Qualche settimana prima della chiusura dell’ anno scolastico è giunta in tutte le scuole una circolare della MIUR(Ministero Italiano Università Ricerca) che consentiva alle scuole di poter aprire al privato la possibilità di realizzazione di progetti per la scuola. Questa disposizione avrebbe offerto ai privati ed ancor meglio alle cooperative gia’ operanti all’ interno delle scuole ,di poter presentare progetti certificati ed inerenti ad una programmazione all’ interno dell’ ambito scolastico. Questa circolare avrebbe dato delle ottime opportunità anche a noi AEC che finalmente avremmo avuto l’occasione di dimostrare le loro reali competenze organizzative negli ambiti richiesti .
Ma come era facile immaginare ,gran parte delle scuole ,hanno preferito non coinvolgere il privato, la loro estromissione ha consentito alle scuole di poter perpetuare le loro gestioni amministrative con molta disinvoltura e tranquillità, senza che i loro modi di sostentamento alquanto inappropriati venissero scoperti. In questo modo vengono salvaguardati le risorse economiche per l’ anno successivo.
In tutta questa situazione, sono sempre le stesse persone ad essere penalizzate. Cosa aspettiamo a difendere i nostri diritti? La scuola è un patrimonio di tutti ,la cultura è la forza di un popolo ed allora difendiamo la scuola pubblica .

M.F

Come riconoscere il burnout, ovvero l’esaurimento da lavoro – DeAbyDay.tv


http://m.deabyday.tv/salute-e-benessere/prevenzione/guide/1842/Come-riconoscere-il-burnout–ovvero-l-esaurimento-da-lavoro.html

A cosa servono i voti in pagella? | R. Tiziana Bruno


http://rosatiziana.com/2013/07/05/a-cosa-servono-i-voti-in-pagella/

lettera ad una maestra


Lettera di bimbi di Brindisi
«Cara maestra, finalmente addio»
BRINDISI – «Cara maestra, è finita, finalmente è finita, non la scuola, ma tutta l’ansia che mi hai fatto provare, tutta l’avversione per lo studio che mi hai procurato, a volte perfino il rancore che ho sentito verso i miei compagni, a causa tua. Non so davvero da dove cominciare, sono talmente tante le cose per le quali vorrei “ringraziarti”: per tutte le volte che mi hai fatto sentire un incapace, per tutte le volte in cui mi hai rimproverato pur sapendo che non ero stato io, per quella volta in cui mi hai umiliato sbattendo mille volte il libro sul banco». Uno sfogo difficile da contenere quello di un gruppo di bambini di una V elementare di una scuola del capoluogo che ieri ci hanno affidato una lettera indirizzata alla loro maestra.Parole dure, pesanti come sassi, prova concreta di un disagio profondo, un’incomprensione durata ben cinque anni: «”Cara maestra”, è così che si comincia una lettera, me lo hai insegnato Tu, ma di caro io in te proprio non trovo nulla». Un’amarezza che lascia un po’ sgomenti: possibile in bambini di appena dieci anni? E’ immaginabile che non siano stati molto compresi ed aiutati nel primo impatto con l’Istituzione scolastica ma diventa difficile credere che a tutto ciò in cinque anni non sia stato posto rimedio. Dalle famiglie, dai genitori. Nessuna mediazione?

«Ti devo ringraziare – si legge – per tutte le volte in cui ho risposto bene alle tue domande, ma tu mi hai ignorato, come se fossi stato un fantasma, per poi lodare il mio compagno di banco che rispondeva dopo di me. Ti ringrazio per non avermi mai premiato per aver sempre fatto i compiti da solo, per non aver mai copiato, per essere stato onesto quando non ero preparato, per non avermi mai chiesto cosa provavo, per non avermi mai fatto sentire sicuro di me stesso».

E dice ancora la lettera: «Lo sai, maestra, dopo la fine della scuola ho partecipato ad un camp estivo, senza i miei genitori, e sono stato in gamba! Chi lo avrebbe mai detto, io intelligente, autonomo, forte e perfino coraggioso, tanto che ho ricevuto i complimenti da tutti gli istruttori. Ma tu mai, maestra, i tuoi complimenti non li ho mai ricevuti, per te sono sempre stato il bambino che poteva dare di più. Mi chiedo tu cosa mi hai dato in questi cinque anni. Qualcosa sì, me l’hai data, quella di farmi credere un fallito, un imbranato».

Il dolore rende forti questi bambini: «Mi dicono che la scuola media è difficile, perchè i professori non sono affettuosi come le maestre, che i professori non ti fanno sentire speciale come le maestre – proseguono -. “Signora maestra”, forse dovevi insegnare alle medie! Tu non mi hai mai fatto sentire speciale, non mi hai mai fatto sentire amato». «E adesso che è finita e che non mi mancherai – il dispiacere, a questo punto, sembra attenuarsi e lasciare spazio alla speranza di un insegnante più comprensiva -, signora maestra, sono felice, per me e per tutti i miei compagni che inizieranno a ritrovare se stessi, a guardare avanti con coraggio, che sono pronti per le scuole medie, perchè più brutto di così non può essere. Ci confronteremo con la scuola dei grandi, che ci fa tanta paura, ma sempre meno di quanta ce ne facessi tu. Ti saluto adesso signora maestra, addio… finalmente addio».