Lo stress male del secolo


 

a cura di Manes Fabrizio

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Lo stress può colpire qualsiasi luogo di lavoro e qualsiasi lavoratore senza fare distinzioni di età, sesso e cultura ed indipendentemente dalle dimensioni dell’ azienda, del settore di attività, dal livello gerarchico e dalla tipologia del rapporto di lavoro.
In particolare, lo stress può essere legato all’ attività lavorativa, come un malessere che può manifestarsi con sintomi fisici, psichici o sociali legati all’ incapacità delle persone di colmare uno scarto tra i loro bisogni e le loro aspettative lavorative. Tale problematica si configura come un problema di salute largamente diffuso (occupa il secondo posto tra quelli più indicati dai lavoratori), con importanti ricadute economiche per le aziende.
Per rispondere attivamente a tale condizione è necessario adottare un concetto di rischio sul lavoro che non si limiti a considerare soltanto il pericolo derivante dall’ eventuale danno per la salute fisica dei lavoratori causato dai rischi “tradizionali, ma che si allarghi a comprendere anche quei rischi che incidono sul benessere psicofisico e sull’ integrità complessiva della persona, i cosiddetti “nuovi rischi”o “rischi emergenti”(art.28 del D,lgs 81 del 9/04/08 “testo unico sulla salute e sicurezza sul lavoro”e accordo europeo sullo stress sul lavoro del 8 ottobre 2004 e s.m.i).
La valutazione dello stress da lavoro correlato , ha come obiettivo la prevenzione e la riduzione dello stress presente sul luogo di lavoro, attraverso l’individuazione degli aspetti migliorativi sull’ organizzazione del lavoro.
Negli ultimi, infatti è notevolmente accresciuta la consapevolezza che la salute degli individui racchiude in sé non solo l’aspetto dell’ integrità fisica ma anche quello del benessere psicologico, che è intimamente connesso al primo ed esercita una profonda influenza su di esso. Ecco perchè le istituzioni competenti, come l’Organizzazione Internazionale del Lavoro (1986), in materia evidenziano con forza sempre maggiore l’esigenza di tutelare la salute e la sicurezza dei lavoratori anche dal rischio psico-sociale, definito in termini di “interazione tra contenuto del lavoro, competenze ed esigenze dei lavoratori dipendenti dall’ altro”.
Le recenti trasformazioni della società e del mercato del lavoro, hanno caratterizzato una crescente precarietà e l’insicurezza economica, facendo emergere nuovi disagi determinati anche dalle modalità organizzative del lavoro. L’osservatorio dei rischi collega la crescita dei rischi psico – sociali all’ utilizzo di contratti precari in un mercato del lavoro instabile, alla maggiore vulnerabilità dei lavoratori nel contesto della globalizzazione, al ricorso alle nuove forme contrattuali e all’ outsourcing, agli orari di insicurezza del posto di lavoro, all’ invecchiamento della forza lavoro intensi, all’ elevato coinvolgimento emotivo sul lavoro ed allo scarso equilibrio tra vita e lavoro.
I rischi psico-sociali, non sono una scoperta così recente e la rinnovata attenzione per questi rischi “trova la sua ratio nel fatto che, negli ultimi anni , si è andato affermando un clima iper-prestazionale e competitivo, all’ interno di una cornice lavorativa sempre più caratterizzata da mobilità, flessibilità dei contratti di lavoro e cambiamenti repentini”. Il decreto legislativo 81/2008 che indica espressamente che la valutazione dei rischi deve riguardare tutti i rischi per la sicurezza e la salute dei lavoratori, ivi compresi quelli riguardanti gruppi di lavoratori esposti a rischi particolari, tra cui anche quelli collegati allo stress da lavoro correlato.
Per approfondire vengono individuati diverse aree variabili che rendono emergenti i rischi psicosociali:
• utilizzo di nuove forme di contratti di lavoro (contratti precari)e l’incertezza e l’insicurezza del lavoro stesso (scarsità di lavoro)
• forza lavoro sempre più vecchia (poco flessibile e poco adattabile ai cambiamenti) per mancanza di adeguato turn- over
• alti carichi di lavoro, con conseguenti pressioni sui lavoratori da parte dei management
• tensione emotiva elevata, per violenze e molestie sul lavoro
• interferenza e squilibrio fra lavoro e vita privata
• di comunicazione (scarsa chiarezza del ruolo del proprio compito lavorativo, incertezza circa le aspettative riguardo al lavoro,ecc.)
• soggettivi (pressioni emotive e sociali, sensazione di non poter far fronte alla situazione, percezione di una mancanza di aiuto,ecc.)
• quantità di lavoro da eseguire eccessiva oppure insufficiente.
• Tempo insufficiente per portare a termine il lavoro in maniera soddisfacente per se e per gli altri.
• Mancanza di una chiara descrizione del lavoro da svolgere o di una linea gerarchica.
• Ricompensa insufficiente, non proporzionale alla prestazione
• impossibilità di esprimere lamentele
• responsabilità gravose non accompagnate da autorità o potere decisionale
• mancanza di collaborazione e sostegno da parte di superiori, colleghi o subordinati
• impossibilità di esprimere effettivamente talenti o capacità personali
Per cui le richieste avanzate e le risorse a disposizione per farne fronte diventano un problema insormontabile al lavoratore, che lo inducono ad un rischio sempre crescente alla sua sicurezza e alla sua salute se prolungato nel tempo.
Un modo per prevenire lo stress potrebbe essere costituito dal rafforzamento delle capacità delle persone di affrontare compiti difficili e incerti aumentandone la loro autostima e rafforzandone lo sviluppo delle competenze emotive e lavorative.
Ritengo che sia il caso di fare una disamina di questo tipo di patologia,per consentire chi ancora non conosce questo male un opportunità per riconoscerlo e prevenirlo. E’ opportuno che ognuno di noi faccia un attenta autoanalisi del suo stato d’animo , per individuarlo anticipatamente prima che da semplice malessere si trasformi in depressione o quant’altro.
Il Piano Sanitario Nazionale del 2006-2008 riconoscere infatti come accanto alle patologie da rischi noti (prevalentemente in attenuazione )stiano acquisendo sempre maggiore rilievo le patologie da rischi emergenti come le Patologie da fattori psico-sociali associate a stress (burn-out, mobbing, ecc.), meglio identificate come le Malattie psichiche e psicosomatiche da disfunzioni dell’ organizzazione del lavoro;tali patologie, così dette da costrittività organizzativa, sono riconosciute come malattie professionali e prevedono la obbligatorietà della denuncia all’ INAIL (Gazzetta Ufficiale n° 70 del 22/03/2008,Supp.68).Al professioni stadi oggi la società richiede flessibilità, competenza maggiore e professionalità. A causa dello stress lavorativo si possono avere conseguenze negative che possono essere causa di “errore professionale” difficoltà nel rapporto con il paziente con minore empatia e sensibilità, “tensione , ansia e depressione dell’ operatore, che nel tempo possono portare al “burn- out”.
Queste conseguenze si riflettono negativamente ed inevitabilmente sull’efficacia del servizio sanitario nazionale e comportano una complessiva riduzione della qualità delle prestazioni.
Da qui la necessità di realizzare adeguati programmi di prevenzione dello stress lavorativo attraverso strategie ben precise mirate alla formazione degli operatori ed all’ organizzazione del lavoro e ad una sempre migliore e più qualificata gestione delle risorse umane.