Roma, Municipio XIV: un passo avanti per gli AEC (Assistenti Educativi Culturali)


(24 Giugno 2015)battistini_web_d0

I lettori di questo sito hanno già avuto modo di confrontarsi con la condizione degli AEC (Assistenti Educativi Culturali), gli operatori sociali impegnati nel garantire il diritto allo studio ai disabili nelle scuole elementari e medie inferiori. Spesso animati da una forte passione per il proprio lavoro, essi vivono in una situazione di grande incertezza, dovuta sia alle forme contrattuali adottate dalle cooperative per cui lavorano, sia al carattere indefinito delle proprie mansioni, che possono variare sensibilmente da un plesso scolastico all’altro. Complessivamente, si tende a svalutare una figura preziosa, cui si lega tra l’altro quell’opera di mediazione fra l’alunno disabile e il resto della classe che non può esser portata avanti dal solo insegnante di sostegno. A Roma in particolare, nei confronti degli AEC si è adottata una condotta punitiva: con una circolare del 2011, voluta dall’allora Assessore alle Politiche Scolastiche ed Educative Gianluigi De Palo, si è addirittura sancito che, nelle mense scolastiche, non gli possano essere erogati pasti gratuiti. Un provvedimento sconcertante, fondato sull’idea che il vitto sia a carico dei datori di lavoro degli AEC, quelle cooperative che, ovviamente, si guardano bene dall’assumersi quest’onere.
In considerazione di ciò, una collettività di AEC, con un proprio sito internet ed un gruppo fb di riferimento, si sta impegnando affinché i propri più elementari diritti siano riconosciuti. Dal suo impulso, è ad esempio scaturita una significativa mozione approvata, ieri, nel Consiglio del XIV Municipio di Roma, dove è stata presentata dai Consiglieri Fabrizio Modoni, Silvia Ascani ed Elisabetta Papini (tutti di Sinistra Ecologia e Libertà). Il testo affronta questioni importanti che vanno dal diritto al pasto alla necessità di definire un mansionario unico a livello cittadino, sino all’internalizzazione del servizio.
Ad esporre i contenuti della mozione è stato il Consigliere Modoni, che ha ricordato come in questo Municipio – che amministra un’ampia area nel nord ovest della Capitale e che è oggi retto da una Giunta di centrosinistra – già nel 2009 erano state approvate delle linee guida sul servizio in oggetto, disattese, nella pratica, nel grosso degli istituti scolastici, ma portatrici di principi validi e di portata generale. In merito all’assurda circolare del 2011, il Consigliere di SEL ha sottolineato il suo nesso con una mentalità strettamente “contrattualistica”, non in grado di valutare quanto la presenza dell’operatore a mensa rimandi a quell’educazione alimentare che costituisce una aspetto centrale del sostegno ai disabili nelle scuole. Invero, nell’ottobre del 2013, all’Assemblea Capitolina, è stata presentata e approvata una mozione volta al superamento del dettato della famigerata circolare, ma ciò non ha avuto conseguenze pratiche, forse perché non sono state individuate concrete vie d’azione. In questo senso, Modoni ha suggerito di estendere alle mense scolastiche il diritto all’assistenza garantito al disabile in tante altre circostanze (fruizione dei trasporti, visita dei Musei ecc.), fornendogli, per ogni pasto, un secondo ticket, da destinare all’operatore che lo accompagna.
Terminando il suo discorso, da un lato Modoni ha auspicato che le linee guida del XIV siano discusse anche negli altri municipi, dall’altro ha sostenuto che l’Amministrazione della Capitale dovrebbe cominciare a pensare in termini di internalizzazione del servizio, impegnando, in quest’ottica, la Giunta e l’Assemblea Capitolina in un serio sforzo progettuale.
A tali parole sono seguite quelle di Fabrizio Manes, a nome del raggruppamento AEC presente in aula: ascoltato con attenzione da tutto il Consiglio, egli ha descritto un vissuto di vessazioni, tra le quali la quotidiana riduzione a “tappabuchi” cui sono assegnati, senza discernimento, molti dei compiti che non possono essere assolti dal personale scolastico. Una situazione che non si darebbe, se le mansioni fossero esattamente definite e se finalmente si riconoscesse lo sforzo fatto da moltissimi operatori per riqualificarsi, seguendo corsi di formazione spesso pagati di tasca propria, visto il disimpegno delle cooperative al riguardo. In più, tornando sul problema del diritto al pasto, egli ha evidenziato quanto l’alunno disabile trovi nell’AEC un punto di riferimento da cui apprendere le pratiche più corrette per alimentarsi.
Quest’ultimo tema, nella seduta, è risultato particolarmente popolare. Lo ha ripreso con vigore Marco Terranova, consigliere del Movimento 5 Stelle, che è parso invece estremamente cauto sull’internalizzazione, non esclusa a priori ma legata a modalità da definire muovendo da un attento studio.
Laddove un politico locale di lungo corso come Alfredo Milioni – consigliere di opposizione nel Gruppo Misto ed ex Presidente Pdl del Municipio – pur dichiarando di sostenere la mozione ha espresso una filosofia diversa, ancorata al principio per cui il “privato è bello”. Egli ha escluso categoricamente qualsiasi internalizzazione del servizio, rivendicando quella “sussidiarietà orizzontale” che, facendo riferimento ad un altro settore del mondo dell’istruzione, lo ha anche portato a sostenere che meglio sarebbe se tutti gli Asili Nido fossero in convenzione. Tuttavia, sulla questione dei buoni pasto agli AEC si è dichiarato d’accordo, ritenendo questo punto così centrale da spingerlo a votare per un testo di cui non condivide alcune formulazioni.
Dal canto suo, il Consigliere Giuseppe Acquafredda (PD), riallacciandosi ad alcuni passaggi dell’intervento di Manes, ha puntato sulla necessità di dare finalmente il dovuto riconoscimento ad una figura di “alta professionalità”. Ma non si è pronunciato sul tema dell’internalizzazione, del resto estraneo alla filosofia cittadina e nazionale del suo partito.
A conclusione del dibattito, il Presidente del Municipio Valerio Barletta s’è detto soddisfatto della sintonia verificatasi tra maggioranza e opposizione, ponendo però l’accento sulle condizioni di lavoro e sulla necessità di superare quelle forme estreme di precarietà che troppo spesso si presentano alla figura professionale in questione. In tal senso, andrebbe recuperata la sostanza di quei principi costituzionali che riconosco e tutelano la dignità del lavoro.
Su queste basi, la successiva votazione si è risolta in un trionfo della mozione: 21 voti a favore, cioè il consenso unanime dei consiglieri. Un segnale decisamente positivo, che gli AEC potranno far valere, da ora in poi, in qualsiasi discussione pubblica su un servizio davvero decisivo per il benessere di alcune fasce deboli della società. Ma anche un risultato che, per ora, rimane sulla carta e che, per tradursi nella realtà, necessita di un forte impegno collettivo. Forse, sull’esito della votazione ha pesato la volontà di molti esponenti politici di evitare l’impopolarità, verosimile conseguenza di una contrapposizione frontale alle istanze di chi già lavora in condizioni particolarmente difficili. Tuttavia i distinguo, le omissioni e le contrarietà verso quell’internalizzazione che è una delle chiavi del superamento della situazione odierna, ci dicono che la battaglia è appena iniziata e che la pressione dal basso, affinché si applichi ciò che è stato deliberato, non deve mai cessare.

Stefano Macera

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