Restate scomodi del 22/09/2016


Roma: centinaia di bambini disabili senza gli assistenti educatici e culturali. Scattano diffide e ricorsi. Discarica di Motta Sant’Anastasia: maxi compensi ai commissari. Il prefetto di Catania respinge le accuse e decide di parlarne a Restate Scomodi. Una colletta per pagare la colletta. Multe salatissime per gli organizzatori di una cena pro-terremotati.

Sorgente: Restate scomodi del 22/09/2016

Lettera di un AEC


A cura di Fabrizio Manes

Vorrei porre alla vostra attenzione una riflessione riportata su facebook da un nostro collega . Le sue parole mi hanno molto colpito perchè mettono in evidenza una serie di problemi nei quali molti di noi si potranno rispecchiare. Ritengo che fare l’Assistente Educativo, in questo periodo, sia molto difficile e a complicare il tutto ci si mette anche la crisi attuale del Campidoglio. Sono proprio questi i momenti in cui gli operatori devono dimostrare solidarietà e spirito di abnegazione.

Non è da molti anni che lavoro nelle scuole in qualità di A.E.C. (assistenza scolastica ad alunni diversamente abili), ma sono stati sufficienti affinché ne capissi il funzionamento e me ne appassionassi.
Negli anni ho conosciuto colleghi educatori, insegnanti, famiglie e sopratutto bambini, che giorno dopo giorno mi hanno dato la spinta a proseguire. Ho accettato una paga poco dignitosa e scarse garanzie, qualora servisse mi sono fermato oltre l’orario lavorativo (e spesso il lavoro me lo sono portato a casa), mi sono assunto responsabilità individuali, ho messo a disposizione le mie competenze e ho adempiuto mansioni che non mi spettavano. E non perché io sia particolarmente bravo o di chissà quale altezza morale. Se l’ho fatto è perché credo in questa professione, ne percepisco l’utilità e ne condivido le finalità. E, come me, molti altri colleghi quotidianamente fanno lo stesso, con serietà e dedizione.
Investire nella relazione, a più livelli, è faticoso, a volte estenuante, ma quando poi vedi che funziona, che il ragazzo fa dei progressi o, quanto meno, gli hai donato una giornata dignitosa allora tutto ritrova un senso, ogni pezzo si rimette al posto giusto e, nonostante quanto scritto prima spinga affinché tu molli, finisce che ti incaponisci di più. E non è più per te stesso, ma è per l’altro. E per i suoi diritti.
Oggi assistere ai giochetti di palazzo mi ha ferito in quanto essere umano. Mi ha disgustato saper di fare parte di un meccanismo che non guarda oltre il proprio naso e che ha a cuore solo i propri interessi.
Ritrovare, tra gli astanti, volti che ho conosciuto in questi anni e vederli trattati con sufficienza da chi dovrebbe loro delle risposte, mi ha amareggiato. Anzi, di più, mi ha fatto schifo.
Io quei volti li ho conosciuti, ne ho ascoltato le preoccupazioni, le ansie e le paure per il futuro dei propri figli. Ho progettato con loro e mi sono commosso per le conquiste che si ottenevano. Ma soprattutto ho conosciuto la loro forza e tenacia nel lottare quotidianamente con una società che complica le cose e guarda solo al profitto, dimenticandosi l’umanità che dovrebbe essere la nostra bandiera.
Io, oggi, a quei genitori, ai loro figli e a quelli che verranno voglio chiedere scusa, a nome di chi mai lo farà.
E poi, aspetto che qualcuno chieda scusa anche a noi operatori, trattati come un pezzo di ricambio qualsiasi, come uno yogurt che periodicamente scade e può essere sostituito con un altro.
Ma non sarà anche tempo di cambiare?